16 novembre 2017 / 5 gennaio 2018- Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia – Fotografie di Marco Beck Peccoz – Sede Regione Lombardia – Spazio espositivo, ingresso N2, via Galvani 27 Milano

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Nell’ambito del progetto finanziato da Regione Lombardia Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: una mostra fotografica per la valorizzazione e come strumento per un nuovo progetto di comunicazione, ha preso il via a Milano dalla sede di Regione Lombardia (Spazio espositivo, via Galvani 27), l’esposizione fotografica itinerante. Lo Sguardo sui Sacri Monti: I nove Sacri Monti prealpini. Fotografie di Marco Beck Peccoz.

La mostra, nata da un progetto di Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese e Parrocchia di Santa Maria del Monte in Varese e realizzata grazie al sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di Regione Piemonte, si presenta come un’esposizione fotografica composta da 57 pannelli sui quali le immagini fotografiche unite a brevi presentazioni storico-artistiche raccontano i nove Sacri Monti prealpini.
L’iniziativa è la naturale prosecuzione del progetto editoriale già avviato dall’Ente di Gestione dei Sacri Monti del Piemonte per la realizzazione di un volume fotografico di qualità, con funzione divulgativa, curato da Silvana editoriale e composto da scatti dello stesso autore.
Marco Beck Peccoz, (Torino, 1968), vive a Milano e dal 1991 lavora come fotografo free-lance per gruppi editoriali italiani ed esteri (come Gruppo L’Espresso, RCS Periodi, Mondadori, Edizioni Conde nast, La Stampa, Le Monde, Fairchild Publication e molti altri), facendo reportage di viaggio, ritratti, fotografie, d’architettura, vita quotidiana, avvenimenti sportivi, culturali, musicali e pubblicità. Ha pubblicato anche vari libri sul territorio italiano e ritrae “on location” manager di importanti imprese italiane.

Le immagini fotografiche che Peccoz propone in questa mostra sono scorci architettonici e vedute paesaggistiche suggestive che vogliono raccontare in maniera semplice, senza pretese scientifico-documentaristiche, ciò che ha reso i nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia sito seriale UNESCO.
Le foto, dedicate a tutti e nove i Sacri Monti, sono coinvolgenti e vogliono suscitare il lato più emotivo dei visitatori, portandoli ad innamorarsi del loro Patrimonio culturale.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.

La scelta di una mostra itinerante, è dettata dall’intrinseca finalità comunicativa e di valorizzazione del progetto stesso: gli spazi espositivi selezionati sono catalizzatori di interesse e collocati al di fuori dei contesti territoriali degli stessi Sacri Monti, affinché il patrimonio culturale possa essere comunicato in modo più diffuso ed attirare nuovi pubblici.
Le prime due sedi ad ospitare la mostra sono lo spazio espositivo di Palazzo Lombardia (ingresso N2 – via Galvani 27), dove la mostra rimarrà aperta con ingresso libero e gratuito sino al 5 gennaio 2018.
E, da domenica 3 dicembre, una seconda edizione sarà visitabile nella prestigiosa sede di Villa Monastero, a Varenna, meraviglia paesaggistica ed architettonico sulle sponde del lago di Como.
La mobilità della mostra nel tempo e nello spazio consente una più ampia divulgazione dei contenuti artisti e paesaggistici di tutti i Sacri Monti su tutto il territorio del Nord Italia sia nella loro unitarietà di sito UNESCO sia nella loro individualità e specificità di bene artistico e paesaggistico legato al territorio locale.

I Sacri Monti
Un’altura percorsa da un sentiero ritmato da cappelle: è questo semplice – eppure ricchissimo – scenario, che il visitatore incontrerà raggiungendo uno dei nove Sacri Monti dell’arco alpino, fra Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e Lombardia (Ossuccio e Varese), dal 2003 annoverati dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità.
Partendo dal fondamentale modello del Sacro Monte di Varallo, la cui genesi risale alla fine del XV secolo, questa tipologia architettonica ha avuto ampia diffusione fra Seicento e Settecento con diverse sfumature, mantenendo tuttavia inalterato il proprio scopo: permettere cioè ai pellegrini di accostarsi ai Misteri della fede cattolica e di visitare, seppur riproposti all’interno di scrigni architettonici con statue e ambientazioni plastiche e dipinte, i luoghi della vita di Cristo, di Maria e dei santi. Uno sforzo corale, sostenuto dal denaro di nobili e di semplici, a cui concorsero le arti di frescanti, scenografi, architetti e plasticatori, con l’intento di dare corpo e materia alla storia sacra.

Nel periodo della Controriforma, con l’incessante sostegno di San Carlo Borromeo, i Sacri Monti trovarono nuova linfa, ergendosi a baluardo dell’ortodossia contro l’avanzata dei princìpi protestanti. Salire oggi lungo questi percorsi sacri significa intraprendere un cammino di arte, devozione e storia, immerso in contesti naturali di straordinaria bellezza.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.

info@sacromontedivarese.ithttp://www.sacromontedivarese.it

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18 novembre 2017- Il Seme dell’Altissimo di Emilio Isgrò: da Expo alla Triennale di Milano – via Emile Zola nel Parco Sempione

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“…Io non lavoro sulla clonazione planetaria. Non rappresento ciò che già di per sé è troppo vistoso e visibile, e dunque non ha bisogno di rappresentazioni ulteriori. Io, più modestamente, rappresento il seme che non si vede. Ma c’è.”
Emilio Isgrò, da Teoria del Seme, 1997

Sabato 18 novembre 2017 alle ore 12.15, alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, si svolge la cerimonia di presentazione della definitiva collocazione dell’opera Il Seme dell’Altissimo di Emilio Isgrò, che trova casa negli spazi adiacenti alla Triennale di Milano, in via Emile Zola nel Parco Sempione. L’opera è stata realizzata da Henraux S.p.A., azienda leader nell’escavazione e nella lavorazione del marmo, in occasione di Expo 2015 per poi essere donata alla Città di Milano per volere dell’artista e del Presidente di Henraux Paolo Carli.

Emilio Isgrò, considerato una delle figure più significative nel panorama artistico contemporaneo, ha pensato una scultura alta sette metri, realizzata in Bianco dell’Altissimo della Cava Cervaiole di Henraux. L’opera rappresenta un seme d’arancia ingrandito un miliardo e cinquecento milioni di volte.

L’artista, di origini siciliane ma milanese di adozione, ha scelto un soggetto strettamente legato alla sua terra e al Mediterraneo che è al contempo un simbolo globale e universale. Il seme è principio e origine della vita, appartiene all’universo e di esso è parte integrante e imprescindibile. Quest’opera, concepita dall’artista e appositamente creata per la Città di Milano, si rifà al protoseme realizzato da Isgrò nel 1998, una scultura in fiberglass allestita nella piazza della stazione di Barcellona Pozzo di Gotto, città natale dell’artista.

Durante Expo Il Seme dell’Altissimo è stato collocato di fronte all’accesso principale dell’Expo Center, accogliendo così milioni di visitatori arrivati a Milano da tutte le parti del mondo.

La scultura trova ora collocazione permanente vicino alla Triennale, all’interno di Parco Sempione. L’opera di Emilio Isgrò rappresenta un elemento importante per l’azione di riqualificazione dell’area. Nella sua nuova posizione, Il Seme dell’Altissimo sarà infatti accessibile a tutti i cittadini e ai visitatori di Milano. La Fondazione Henraux con questo omaggio alla Città di Milano unisce, ancora una volta, la preziosità del Bianco dell’Altissimo alla propria mission: rendere fruibile al pubblico la scultura in marmo.

L’installazione della scultura è stata possibile grazie al contributo di Editalia S.p.A., sponsor dell’operazione “Fondamenta per un’arte civile”.

La cerimonia è preceduta dalla presentazione, nell’ambito di Bookcity, della biografia di Emilio Isgrò intitolata Autocurriculum, alla quale intervengono Ferruccio de Bortoli e Salvatore Silvano Nigro per Sellerio. (18 novembre, ore 10.30).

Inoltre, dal 18 al 26 novembre 2017, nell’atrio della Triennale viene presentata la mostra multipli secondo Isgrò a cura di Marco Bazzini (inaugurazione 18 novembre ore 11.30), che riunisce i multipli che l’artista ha realizzato in collaborazione con Editalia S.p.A.

5 novembre 2017 – 18 febbraio 2018 – TRA SIMBOLISMO E LIBERTY. ACHILLE CALZI – MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza

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La riscoperta di Achille Calzi. Tra Simbolismo e Liberty
Fino al 18 febbraio al MIC di Faenza una mostra porta alla ribalta un’interessante figura della storia dell’art and craft italiana.
Ogni domenica dal 12 novembre al 17 dicembre visita guidata gratuita.

È visitabile fino al 18 febbraio 2018 la mostra “Tra Simbolismo e Liberty. Achille Calzi” a cura di Ilaria Piazza e Claudia Casali.
La mostra è il punto di arrivo di un lungo lavoro antologico condotto da Ilaria Piazza e durato 4 anni, cominciato dal fondo che gli eredi di Achille Calzi hanno donato al MIC nel 2013 e che intende riportare alla ribalta un artista prematuramente scomparso, ma che è stato una figura di rilievo per la produzione simbolista e liberty, non solo faentina.

Achille Calzi (1873 -1919) incarna la figura dell’artista progettista tipico dell’Arts and Crafts internazionale. Nonostante avesse scelto di vivere in provincia – viaggiò molto, ma non abbandonò mai Faenza – si tenne sempre aggiornato sui tempi (era un lettore avido di riviste e era in contatto con artisti, letterati, musicisti, tra cui Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai) si confrontò prima con il Simbolismo poi con il Liberty lavorando molto per le arti applicate (ceramica, mobili, cartellonistica, illustrazioni, architettura).

Attraverso gli studi a Firenze dove seguì la Scuola d’Ornato e a Faenza alla Scuola d’Arte e Mestieri Achille Calzi apprese la lezione del valore aggiunto della qualità artistica applicata all’artigianato a dispetto della anonima produzione industriale. Così la sua produzione è vastissima e passa senza soluzione di continuità dalla pittura alla grafica, dalla ceramica al disegno, dalla decorazione per interni ed esterni all’ebanisteria e dalle piastrelle, alla caricatura e alla satira.

Calzi diventa anche direttore della Pinacoteca e del Museo Civico e poi della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, fonda una rivista di satira (Bric à Brac) e scrive insieme ad Antonio Messeri la studio storico artistico “Faenza nella storia e nell’arte”.
In mostra si possono ammirare moltissimi inediti, scoperti nelle case di tanti collezionisti privati, che hanno collaborato alla ricerca, contribuendo alla ricostruzione del suo lavoro e al ritratto di un ecclettico artista e un fine intellettuale.

Non mancano le numerose caricature che rivelano la vena ironica e umorista dell’artista. Celebri sono quelle di Gabriele D’Annunzio e Alfredo Oriani. Chiude la mostra una galleria di 25 cartelloni satirici che Calzi cominciò a realizzare dallo scoppio della prima guerra mondiale. Sono vignette – di oltre un metro di altezza – di commento critico alle cronache di guerra. All’inizio i cartoni venivano esposti nella vetrina di una sartoria del centro storico di Faenza – subirono anche delle censure – ma poi, sul finire della guerra, Calzi li appendeva personalmente ogni mattina nella piazza principale, regalandoli alla città.

Dal 12 novembre al 17 dicembre, tutte le domeniche alle 10.30, è possibile usufruire delle visite guidate gratuite (incluse nel prezzo del biglietto).
La mostra è corredata da una monografia che vuole essere, allo stesso tempo, catalogo ragionato e selezionato, dell’opera di Achille Calzi.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di Regione Emilia Romagna e con il contributo di BCC- Credito Cooperativo ravennate forlivese & imolese, del Gruppo Hera, della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Sacmi.

TRA SIMBOLISMO E LIBERTY. ACHILLE CALZI
5 novembre 2017 – 18 febbraio 2018
MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza
A cura di Ilaria Piazza e Claudia Casali
Orari: martedì-venerdì 10-13,30 e sabato, domenica e festivi 10 – 17,30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre, il 1° gennaio
Ingresso euro 8, ridotto euro 5, studenti euro 3
Inaugurazione: 4 novembre, ore 18
Monografia a cura di Ilaria Piazza, edizioni Gli Ori
Info: 0546 697311, http://www.micfaenza.org

5 NOVEMBRE 2017 alle ore 11:00 LETTURE BERGAMASCHE 2017 PRESENTA IL LIBRO “Canzoniere e romanzero di assenze” di Miguel Hernandez a cura e traduzione di Gabriele Morelli

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Domenica 5 novembre alle ore 11 presentazione presso il Museo Cividini del Canzoniere e romanzero di assenze di Miguel Hernandez, per la cura e la traduzione di Gabriele Morelli, Passigli, 2014. Saranno presenti i professori Gabriele Morelli e Mimma Forlani, letture di Diego Bonifaccio.

Ci sono vite tragiche sulle quali la malasorte infierisce con particolare crudeltà: Miguel Hernández si iscrive a pieno diritto nell’album degli sventurati.
Nato a Orihuela (Alicante) nel 1910 da una famiglia di pastori, frequenta saltuariamente le scuole della città fino al 1925, anno in cui per ordine del “Padre-padrone” va a custodire le pecore.

La sua vocazione poetica non cessa, tuttavia, di vivere perché è lava incandescente, vento inarrestabile, è forza creativa alimentata dalla lettura di San Juan de la Cruz, Gabriel Miró, Paul Verlaine, Virgilio e degli scrittori del siglo de oro. In vita, i suoi maestri e protettori saranno i poeti Vincente Aleixandre e Pablo Neruda. Il poeta-pastore pubblica Perito en lunas (1933), El rayo que no cesa (1936). Faticosamente trova un ruolo nel ricco panorama letterario madrileno e un impiego come segretario e redattore dell’enciclopedia Los toros. Sono questi gli anni in cui esperimenta la passione amorosa per la pittrice Maruja Mallo, la musa ispiratrice dei sonetti di Rayo que no cesa.

Nel luglio 1936, la guerra civile lo vede combattente nelle file dei Repubblicani. La voce poetica di Miguel diventa quella di un uomo in lotta per la democrazia e la libertà del proprio popolo. Nel 1937 sono pubblicati i poemi civili di Viento del pueblo e i drammi Teatro en la guerra.

Dopo la sconfitta dei Repubblicani, Miguel è un uomo braccato. La sua fuga si ferma solo un giorno: il 9 marzo del 1937 a Orihuela dove sposa Josefina Manresa. Scappa di nuovo e raggiunge il Portogallo. La polizia di Salazar lo cattura e lo consegna alla Guardia Civile; inizia così la sua via crucis per le carceri spagnole. Scrive Pastor de la muerte e numerose poesie che confluiranno nella silloge El hombre acecha, pubblicata postuma così come Canzoniere e romanzero di assenze, curato da Gabriele Morelli. Il professore di spagnolo della nostra Università si trattò di Miguel Hernandez già nella sua tesi di laurea; ora ritorna al suo primo amore occupandosi soprattutto delle ultime liriche di questo poeta che muore nell’infermeria della prigione di Alicante nel 1942. Gli occhi aperti che nessuno riuscirà a chiudere.

Il Canzoniere e romanzero di assenze è il diario poetico di un uomo che fluttua tra sogno e disperazione. La privazione della libertà, l’indigenza e la crudeltà del carcere, dove gli unici frequentatori sono i topi, ci raccontano un uomo, un poeta che riesce a sopravvivere pensando a Josefina, la sua Sulamita. Donna dagli occhi neri, neri e dallo sguardo dorato.

Da prigioniero egli canta lo slancio amoroso di due innamorati che entrano nel giardino dell’abbraccio e danzano il loro giro di valzer intorno al rosso roseto. Mai sazio di abbracci e di baci, Miguel arde dal desiderio amoroso: baciarsi, donna,/ al sole, è baciarci/ per tutta la vita(…) Baciarsi alla luna,/ donna, è baciarci/ per tutta la notte.

La sua poesia è un canto di vita e di morte. In quegli anni la donna con la falce in mano visita dapprima il figlio Miguel Ramon che muore a pochi mesi dalla sua nascita. Tuttavia, la vita rifiorisce con Miguel Miguel che nasce nel gennaio del 1939, al quale il padre dedicherà La Ninna nanna della Cipolla. Divertito e straziante canto d’amore paterno. Una delle ultime poesie di Miguel che ama la parola, ne conosce il peso, la fatica e la capacità trasformante.

Nel settantacinquesimo anno della sua morte, la Spagna sta ricordando ovunque questo poeta dal volto di terra. “Scaturito dalla natura come la pietra intatta, con verginità selvatica e forza vitale travolgente”, come scrisse Neruda. In Italia qualcuno lo ricorderà? A Bergamo sicuramente. Grazie all’opera amorevole del prof. Gabriele Morelli e dell’artista Pierantonio Volpini che apre il suo atelier per gli incontri di “Letture Bergamasche” programmati, da ormai dieci anni, la prima domenica di ogni mese alle ore 11.
Mimma Forlani
Bergamo, 5 novembre 2017

Cosa: Letture Bergamasche presenta “Canzoniere e romanzero di assenze”
di Miguel Hernandez a cura e traduzione di Gabriele Morelli
Dove: Museo Cividini nella Antica Zecca – via Donizetti 18/a Bergamo alta
Quando: domenica 5 Novembre 2017 ore 11:00
Info: Pierantonio Volpini pierantoniovolpini@gmail.com
0350932533 3931860566 3299681644

ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

Dopo le letture è previsto un pranzo conviviale, a cura del gruppo “Mangia Con Me” della “Associazione Per Voi”, contributo euro 20 compresa tessera associativa, prenotazione obbligatoria, per partecipare al convivio o avere informazioni:
associazionepervoi@gmail.com o chiamateci allo 0350932533 3931860566 3299681644