15 ottobre 2022 26 febbraio 2023 – Io, Canova. Genio europeo – Museo Civico Piazza Garibaldi, 34 – Bassano del Grappa (VI)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Canova oltre l’artista; oltre il geniale scultore acclamato dai contemporanei come il nuovo Fidia; oltre il Maestro che, senza rinunciare ad essere moderno, fece risorgere l’antico in scultura e, oggi come ieri, incanta con la bellezza eterna e senza tempo delle sue opere magicamente percorse da un palpito di vita. Bassano del Grappa, tra i luoghi più significativi per la conoscenza del grande artista, segna un momento fondamentale nelle celebrazioni ufficiali per i 200 anni dalla sua morte, con un’ampia e originale mostra che, dal 15 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023 presso il Museo Civico della città, andrà “oltre” l’universo estetico canoviano.

Una rassegna che restituirà un’immagine inedita del grande scultore, affascinante e attualissima, che svela l’uomo, il collezionista, il diplomatico, il protettore delle arti, una tra le personalità più significative del mondo culturale e politico a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Protagonista di un periodo di grandi stravolgimenti storici e politici, tra guerre e rivoluzioni che cambiarono il volto dell’Europa, Antonio Canova (1757 – 1822) regalò al mondo la speranza nel futuro attraverso la creazione di un’arte in perfetto equilibrio tra reale e ideale, avvicinando l’uomo al mito e ispirando azioni e sentimenti di armonia e di pace.

Curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo con il coordinamento scientifico di Barbara Guidi, organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa e da Villaggio Globale International e posta sotto l’egida del “Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della morte di Antonio Canova”, “Io, Canova. Genio europeo” intende indagare alcuni aspetti mai affrontati prima in una mostra: tra questi la formazione, la maturazione artistica e la partecipazione alla storia europea e mondiale di questo straordinario protagonista, che fu capace di orientare il gusto di un’intera epoca.

Un racconto per immagini che al ricco patrimonio artistico e documentario di Canova presente a Bassano, custode di uno dei fondi più ampi e importanti al mondo per lo studio e la conoscenza del grande scultore, affianca prestiti nazionali e internazionali: dai capolavori del Maestro come il marmo della “Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein”, il grande gesso della “Religione” dei Musei Vaticani o l’imponente “Marte e Venere” realizzato per Giorgio IV d’Inghilterra, alle molte opere che permettono di ricostruire il contesto in cui Canova visse e operò. Tra queste, lo splendido “Ritratto del Senatore Abbondio Rezzonico” di Batoni, il “Ritratto di Maria Cristina d’Asburgo Lorena” di Lampi, i preziosi dipinti di Tiepolo, Ercole de’ Roberti e Moretto da Brescia appartenuti a Canova, fino ai capolavori di Paolo Veronese, Ludovico Carracci e Guido Reni che egli stesso ricondusse in Italia nel 1815 grazie a una coraggiosa missione diplomatica.

Antonio Canova,
Principessa Leopoldina Esterhazy, 1805-1818, marmo, Eisenstadt, Esterhazy Privatstiftung, Esterhazy Palace
Antonio Canova
Amorino alato gesso, Venezia, Museo Correr
Antonio Canova
Endimione dormiente, 1819-1822, gesso e base in legno, Ravenna, Accademia di Belle Arti.

Nel complesso, circa 150 opere tra sculture, dipinti, disegni e documenti preziosi, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane ed europee – le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo di Castelvecchio di Verona, il Museo Correr di Venezia, la Protomoteca Capitolina, i Musei Vaticani, il British Museum di Londra, la Malmaison di Parigi, l’Albertina e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, lo Schloss Esterhazy, l’Alte Pinakothek di Monaco, per citarne alcuni – accompagneranno i visitatori prima dentro l’universo creativo del maestro, poi sulle orme del “viaggiatore” Canova dall’Italia alle grandi corti d’Europa.

La mostra ricostruirà anche alcune importanti vicende artistiche e commissioni, come il “Damosseno” e “Creugante”, l’“Ercole e Lica”, il monumento funerario per Orazio Nelson e quello per Papa Clemente XIII, il monumento equestre a Ferdinando IV di Borbone e quello per Napoleone; racconterà i rapporti con i mecenati, pontefici, principi e nobili, dai Falier ai Rezzonico, da re Giorgio IV ad Alexander Baring, da Papa Pio VII a Francesco I d’Austria, da Josephine de Beauharnais a Paolina Bonaparte, fino a Napoleone. Evocherà infine le relazioni che Canova ebbe con artisti e letterati coevi, come Angelika Kauffmann, Anton Raphael Mengs, Thomas Jenkins.

Tre saranno i grandi capitoli in cui si svilupperà il percorso espositivo firmato Studio Antonio Ravalli Architetti nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione di tutto il Museo Civico di Bassano del Grappa: “Canova uomo e artista”, “Canova e l’Europa”, “Canova e la Storia” dedicato in particolare a Canova protettore e legislatore in difesa delle arti, dal ruolo che egli ebbe nel restauro dei Marmi del Partenone – portati a Londra da Lord Elgin – al suo rapporto con Napoleone e al tema dei furti d’arte napoleonici.

A lui – capace di attirare la benevolenza, la stima e l’amicizia di tanti potenti – venne infatti affidato da Ettore Consalvi, segretario di Stato dalla Santa Sede, il difficile compito del recupero delle opere trafugate dai francesi in seguito al Trattato di Tolentino del 1797. Un’impresa quest’ultima che trova particolare evidenza nella mostra e che ci ricorda una volta di più l’importanza della figura di Canova per l’arte italiana, al di là del suo genio d’artista.

Nonostante le accese opposizioni che incontrò e le tante ansie che la missione a Parigi procurò al suo carattere mite, Canova seppe infatti cogliere la positiva congiuntura a livello internazionale e giocare d’astuzia e diplomazia. Così mentre Dominique Vivant Denon, direttore del Louvre dal 1802, difendeva il bottino francese con le unghie e con i denti, Canova cercò il sostegno di Hamilton sottosegretario del Ministro degli Esteri britannico, di Wellington grande comandante inglese che aveva sconfitto Napoleone a Waterloo e del cancelliere austriaco principe di Metternich, e con un drappello di soldati austriaci e prussiani fece incursione al Louvre staccando dai muri e recuperando dalle sale buona parte delle opere reclamate dagli Stati pontifici.

Il 25 ottobre 1815 un convoglio di 41 carri trainati da 200 cavalli con 249 opere lasciò Parigi per raggiungere le varie destinazioni in Italia. I carri furono accolti dalle popolazioni locali in festa ed esultò anche Giacomo Leopardi per le opere “ritornate alla patria”. In mostra a Bassano a testimoniare questo memento anche l’antico calco in gesso del “Laocoonte” prestato dai Musei Vaticani, la “Deposizione” di Paolo Veronese, la “Fortuna con una corona” di Guido Reni e la monumentale “Assunzione della Vergine” di Agostino Carracci. Canova, che era riuscito ad ottenere anche un contributo dai diplomatici inglesi per finanziare le spese di trasporto, si sarebbe di lì a poco recato anche a Londra: «II Canova a Londra? – commenterà il segretario di Stato Consalvi – Anche la torre dovrà muoversi quando sarà giunto Canova. E questi c …… mi condannavano di aver scelto questo raro artista per tal negoziato? Abbiamo qui molti uomini, ma la maggior parte scarsi di odorato. Vale più in queste cose il nome di Canova, che tutti noi».
Paolo Veronese
Deposizione di Cristo, 1546-1549 c., olio su tela, Verona, Museo di Castelvecchio.
Ludovico Carracci,
Sacra Famiglia con San Francesco e due donatori, 1591, olio su tela Cento, Pinacoteca Civica.
Antonio Canova,
Venere e Marte, 1816-22, gesso, Possagno, Museo Canova.

La chiusura della mostra che tutti auspicano sarebbe il segno di tempi meno bui oltre che testimonianza della grande attualità della figura di questo immenso artista.
La “Pace” di Canova, la grande statua di marmo conservata a Kiev, attualmente messa in sicurezza dai pericoli della guerra dal Museo ucraino, è stata concessa alla mostra, ma ovviamente potrà raggiungere Bassano del Grappa – dove venne esposta, per prima volta in Italia, nel 2003 – solo se le condizioni internazionali consentiranno il suo trasporto in sicurezza. Il valore e il significato di quest’opera, commissionata direttamente a Canova dal grande diplomatico russo Nicolaj Rumianzev, forte sostenitore della pace al tempo delle tensioni tra il suo Paese e la Francia di Napoleone, e destinata ad annunciare, alla vigilia del Congresso di Vienna, la fine dei conflitti tra le Nazioni europee con un’iscrizione nella lingua universale ed eterna del latino, sarebbe – oggi come allora – straordinario.

Sede: Museo Civico. Piazza Garibaldi, 34 Bassano del Grappa (VI)
Date: 15.10.2022 – 26.2.2023
Orari: tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00, chiuso il martedì.
Info: T. +39 0424 519901 info@museibassano.it http://www.museibassano.it

15 luglio 31 ottobre 2022, Palazzo Ca’ Corner, Venezia

Tag

, , , , , , , , , ,

Si chiama “Baby 3.0” – simbolo di rinascita, tributo verso il mistero della vita che accomuna ogni essere umano e dà speranza per il futuro – la nuova creazione monumentale di Lorenzo Quinn che sarà esposta a Venezia, a cura di Amira Gad, dal 15 luglio al 31 ottobre 2022.

L’opera sarà collocata nel giardino di Palazzo Corner della Ca’ Granda a San Marco, lo splendido e imponente edificio affacciato sul Canal Grande, progettato da Jacopo Sansovino, sede storica della Città metropolitana di Venezia – che ha concesso il patrocinio alla mostra – e sede anche della  Prefettura: una scultura sorprendente e iconica che si staglierà sul Canal Grande intessendo con le sue acque magici riflessi.

“Venezia la sua rinascita, dopo l’acqua alta del Novembre del 2019 e la pandemia, l’ha già iniziata da tempo; la nuova opera di Lorenzo Quinn non è altro che un atto concreto che traduce lo spirito di una comunità in una creazione artistica – è il commento di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e della Città metropolitana – È un piacere poter ospitare l’ultimo lavoro di Quinn, che dimostra ancora una volta un amore smisurato per questa città”.

Lorenzo Quinn (Roma, 1966), ritratti
Artista figurativo ormai di fama internazionale formatosi all’American Academy of Fine Arts di New York, Lorenzo Quinn (Italia ROMA, 1966) avvia così una nuova fase del suo percorso senza abbandonare le tematiche e le istanze che gli sono più care, compresi la salvaguardia e il destino della città lagunare, alla quale è da sempre molto legato, e i valori più profondi della nostra Umanità.

La potenza comunicativa e l’immediatezza del messaggio sono del resto gli elementi che connotano le sue sculture, soprattutto le monumentali opere di arte pubblica che Quinn ha esposto in tanti prestigiosi contesti internazionali affascinando il pubblico mondiale, spesso anche con finalità benefiche e filantropiche: a Park Lane, Barkely Square e nei Cadogan Gardens a Londra, nel cortile del Museo Ermitage a San Pietroburgo, al Windsor Castle nel Berkshire, presso la Casina Valadier a Roma, nel Giardino dei Boboli parte delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, a Palazzo Sagredo sul Canal Grande a Venezia; e ancora davanti alla Chiesa di San Martino a Birmingham, dinnanzi alla Cattedrale di Palermo, al grattacielo del Paramount Group in Avenue of Americas a New York e al Museo d’Arte Moderna di Palma di Maiorca; sul lungomare di Doha in Qatar, sul tetto del Museo di Arte Moderna di Shanghai con vista sul fiume Huangpu e, ultima realizzazione, ai piedi delle Piramidi di Giza.
“Ora più che mai – spiega Lorenzo Quinn – dopo la pandemia, di fronte al dramma delle guerre e della povertà diffusa e ai gravi problemi ambientali, c’è bisogno di ribadire il valore della vita, di lavorare al cambiamento e alla creazione di una nuova Umanità. Quest’opera è una dichiarazione di speranza per il futuro, anche per Venezia. Un bimbo ancora nel grembo materno ma già pronto alla vita”.

Amira Gad, curatrice e scrittrice con sede a Rotterdam nei Paesi Bassi, ha organizzato mostre in tutto il mondo e pubblicato numerosi scritti sull’arte contemporanea. In precedenza ha lavorato come curatrice anche alla Serpentine Gallery di Londra e al Witte de With Centre for Contemporary Art di Rotterdam; nel 2021 è stata nella giuria del Prix de Rome Visual Arts e degli Ammodo Tiger Short Awards dell’International Film Festival di Rotterdam.

“Baby 3.0 – scrive Amira Gad – ci porta alle nostre origini per ricordarci che veniamo tutti dallo stesso luogo: nel grembo materno siamo tutti uguali. Il bacino della donna è incredibile. E’ l’unica struttura ossea del corpo umano che ha la capacità di estendersi e di adattarsi per poter favorire la vita.   Paradossalmente per l’attività artistica di Lorenzo Quinn, questa scultura di 7 metri è ad un tempo monumentale per dimensioni ma intima nel sentimento che genera. Ci invita ad entrare in un bozzolo…e ci mette di fronte all’immensità delle domande che ne sono al centro e che sono l’essenza di tutto ciò che facciamo, della cultura, della scienza, della filosofia, dell’innovazione: Perché siamo nati? Perché siamo qui? Qual è il nostro scopo nella vita? Con il titolo, l’artista suggerisce una umanità migliore ed evoluta, una versione 3.0 di noi stessi alla quale mirare.”

Ma i richiami e le suggestioni, come tipico delle opere di Quinn, sono molteplici: come non pensare a una connessione tra il bacino della donna che fa da culla al Baby 3.0 nell’opera dell’artista italiano (le ossa pelviche che sostengono il feto) e il bacino di San Marco della città lagunare, che ha nel Canal Grande il suo “cordone ombelicale”, segno del rapporto vitale tra Venezia e l’acqua, così com’è nell’acqua che nasce la vita?

Lorenzo Quinn è uno scultore figurativo italo-americano di fama internazionale, nato a Roma nel 1966 dall’attore messicano-americano premio Oscar Anthony Quinn e dalla sua seconda moglie, la costumista Iolanda Addolori.
Durante gli anni di studio all’American Academy of Fine Arts di New York, Quinn realizza che, tra tutte le arti, il suo futuro sarebbe stato la scultura.
Le sue opere monumentali di arte pubblica, come anche i suoi pezzi più piccoli, trasmettono la sua passione per i valori eterni e le emozioni autentiche. In particolare, molte delle sue opere più famose rappresentano espressive ricostruzioni delle mani umane: “volevo scolpire quella che è considerata la parte del corpo umano più difficile e tecnicamente più impegnativa. – afferma Quinn – La mano detiene così tanto: il potere di amare, di odiare, di creare e di distruggere”.
Nel 1988 Quinn sposa Giovanna Cicutto e, dopo la nascita del primo figlio, decidono di lasciare New York per trasferirsi in Spagna.

Negli ultimi due decenni, le opere di Lorenzo Quinn sono state esposte in tutto il mondo. Tra le sue opere monumentali si ricordano “Support” (2017), esposta a Venezia – le mani di un bambino che dall’acqua del Canal Grande sorreggono Ca’ Sagredo, in una denuncia contro l’inquinamento della città – “Give” (2020) installata anche nel Giardino dei Boboli degli Uffizi a Firenze.Dal forte impatto è sicuramente “Together” (2021), opera di land art presentata prima a Cannes e poi nell’esposizione “Forever is Now” in Egitto, in occasione del primo evento di arte contemporanea tenuto nel sito UNESCO delle Piramidi di Giza.
“Force of nature” (2017), opera di cinque metri installata sulla sommità del Museo di Arte Moderna di Shanghai,  vuole ricordare il grande potere della natura e ciò che Quinn descrive come il nostro “falso senso di sicurezza” nei suoi confronti.

Sabato 11 giugno ore 17:00 nel corso dell’ultimo appuntamento con i Meetings on Art della Biennale Arte 2022 al Teatro Piccolo Arsenale. Sarà presentata la Ristampata la storica pubblicazione del 1978 “Materializzazione del linguaggio” la straordinaria mostra sulla “Poesia Concreta” che riuniva 80 artiste – Edizioni La Biennale di Venezia

Tag

, , , , , , , , , , , ,

Ristampata la storica pubblicazione del 1978 Materializzazione del linguaggio la straordinaria mostra sulla Poesia Concreta che riuniva 80 artiste Edizioni La Biennale di Venezia

Sarà presentata sabato 11 giugno ore 17 nel corso dell’ultimo appuntamento con i Meetings on Art della Biennale Arte 2022 Teatro Piccolo Arsenale
Sarà presentata sabato 11 giugno alle ore 17 presso il Teatro Piccolo Arsenale, nel contesto dei Meetings on Art della Biennale Arte 2022, la ristampa anastatica Edizioni La Biennale di Venezia dello storico volume Materializzazione del linguaggio pubblicato nel 1978, in occasione della omonima mostra curata da Mirella Bentivoglio come parte della 38. Esposizione Internazionale d’Arte.
La mostra Materializzazione del linguaggio riuniva ottanta artiste che lavoravano soprattutto con la Poesia Concreta o Visiva. Il pionieristico inserimento di un gruppo tutto al femminile in un contesto a prevalenza maschile (un critico definì la mostra il “ghetto rosa” della Biennale) ruotava attorno all’arte testuale intesa come mezzo attraverso cui le artiste potevano riscrivere se stesse, e dunque il loro posto nella storia dell’arte. Erano gli anni della rivoluzione femminista e delle battaglie per i diritti delle donne, dalla legge sul divorzio al diritto all’aborto.
«All’inizio degli anni Settanta – spiega Cecilia Alemani, curatrice della 59. Esposizione Internazionale d’Arte – la percentuale di donne selezionate nelle grandi rassegne antologiche di Poesia Concreta, come la celebre Sound Texts, Concrete Poetry, Visual Texts allo Stedelijk di Amsterdam nel 1971, era del 2 per cento. Dopo il lavoro fatto da Bentivoglio con questa e molte altre mostre, il tasso sarebbe salito al 20 per cento. Come diceva la stessa Bentivoglio: “Dunque ciò che prima mancava non era la qualità, bensì soltanto l’informazione”. Ahimè, la situazione non è cambiata molto da quegli anni: basta scorrere le riviste di settore, con pubblicità di mostre di soli uomini, gallerie che rappresentano solo il 10 per cento di artiste donne e intere programmazioni museali completamente al maschile. Penso sia parte della nostra responsabilità di professioniste e di cittadine evidenziare questi comportamenti ed elaborare una pratica di revisione e riparazione.»

Cecilia Alemani rende omaggio proprio a Materializzazione del linguaggio in una delle capsule storiche allestite al Padiglione Centrale per la Biennale Arte 2022. In parte concepita come risposta alla mostra di Bentivoglio, questa esposizione raccoglie artiste e scrittrici del XIX e XX secolo che utilizzano forme espanse di produzione testuale come strumenti di emancipazione e pratiche della differenza.
«Qui – spiega la Curatrice – la scrittura visiva e le poesie concrete di Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Ilse Garnier, Giovanna Sandri e Mary Ellen Solt sono messe in dialogo con gli esperimenti di automatismo e scrittura medianica di figure come Eusapia Palladino, Georgiana Houghton e Josefa Tolrà, e altre forme di quella che una volta si chiamava écriture féminine, spaziando dagli arazzi di Gisèle Prassinos alle micrografie di Unica Zürn.»
(Tratto dall’intervista di Marta Papini a Cecilia Alemani, pubblicata nel catalogo Il latte dei sogni, p. 33).

La ristampa rientra tra le rinnovate attività di valorizzazione del patrimonio conservato presso l’Archivio Storico della Biennale, che hanno dato vita a nuove pubblicazioni e collane editoriali.
La Biennale di Venezia, sin dalla sua prima Esposizione d’Arte nel 1895, ha pubblicato autonomamente i propri cataloghi utilizzando stamperie e tipografie (ad es. Carlo Ferrari e Lombroso) e fino alla metà degli anni Settanta La Biennale è stata anche Editore delle proprie pubblicazioni. Ha realizzato non solo i cataloghi delle Esposizioni e delle Mostre, ma anche Annuari, saggi storici e una rivista dal titolo La Biennale di Venezia – Rivista trimestrale di Arte, Cinema, Teatro, Musica, Moda. Dal 1976 al 2016 La Biennale ha affidato la cura dei cataloghi e delle sue pubblicazioni ad altri Editori come Electa e Marsilio.

Nel 2017 La Biennale ridefinisce la sua strategia editoriale e torna a essere Editore, pubblicando i cataloghi ufficiali delle proprie Mostre e Festival Internazionali.
Negli anni più recenti sono stati pubblicati gli Annuari relativi alle Esposizioni di Arte e alle Mostre di Architettura e Cinema. È in lavorazione il volume dedicato ai 10 anni della Biennale College Cinema 2012 -2022, gli Annuari dei Festival di Danza, Musica e Teatro e il libro dedicato ai 90 anni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Gian Piero Brunetta (con Marsilio Editori).
Nel catalogo editoriale sono inoltre presenti gli Atti dei Convegni organizzati dall’Archivio Storico, i saggi e gli studi sulla storia della Biennale, i cataloghi delle mostre realizzate con i materiali dell’Archivio e allestite nelle sedi della Biennale (Portego di Ca’ Giustinian, Padiglione Centrale dei Giardini), ma anche in altri luoghi in Italia e all’estero, e pubblicazioni a corredo delle mostre dei Curatori e di iniziative specifiche.
I volumi editi da La Biennale di Venezia sono distribuiti in Italia da Ali. La distribuzione internazionale è stata effettuata da Rizzoli International per l’edizione inglese della Biennale Arte 2017 e da Silvana Editoriale per le pubblicazioni in lingua inglese della Biennale Architettura 2021 e della Biennale Arte 2022.

I volumi editi da La Biennale di Venezia sono acquistabili online presso il Sito ufficiale store.labiennale.org. Di seguito il catalogo dei volumi disponibili:

Catalogo Biennale Arte 2022, Il latte dei sogni
Guida Biennale Arte 2022, Il latte dei sogni
Materializzazione del linguaggio
Il Carnevale squarcia la nebbia. Venezia. Scaparro, la Biennale 1980, 1981, 1982, 2006 dall’Archivio storico della Biennale di Venezia
Catalogo Biennale Architettura 2021, How will we live together?
Guida Biennale Architettura 2021, How will we live together?
Cohabitats, How do live together in… By Hashim Sarkis and Ala Tannir
Expansions. Responses to How will we live together? By Hashim Sarkis and Ala Tannir
Biennale Danza 2021, First Sense
Biennale Musica 2021, Choruses
Biennale Teatro 2021, Blue
Le Muse Inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia, catalogo della mostra al Padiglione Centrale Giardini, 2020
Biennale Cinema 2020
Biennale Musica 2020, Incontri
Biennale Teatro 2020, Atto Quarto: Nascondi(No)
Biennale Danza 2020, AnD NoW
Ambiente/Arte. Dal Futurismo alla Body Art, ristampa anastatica del catalogo della mostra Ambiente/Arte, con un’intervista inedita a Germano Celant , 2020
Catalogo Biennale Arte 2019, May You Live In Interesting Times
Guida Biennale Arte 2019, May You Live In Interesting Times
Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895 – 2019, 2019
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, La Biennale di Venezia, 1932 – 2019, 2019
Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia, 1980 – 2021, 2021
Ritratti (Opere Uniche), 2019
Biennale Cinema 2019
Biennale Musica 2019, Back To Europe
Biennale Teatro 2019, Atto Terzo: Drammaturgie
Biennale Danza 2019, ON BEcOMING A Smart GOd-dESS
Catalogo Biennale Architettura 2018, Freespace
Guida Biennale Architettura 2018, Freespace
Il Cinema in Mostra. Volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018, 2018
Happy 75°. Breve introduzione alla storia della Mostra Intrenazionale d’Arte Cinematografica, di Peter Cowie
Happy 75°. A brief introduction to the history of the International Film Festival, by Peter Cowie, 2018
Biennale Cinema 2018
Biennale Musica 2018, Crossing The Atlantic
Biennale Teatro 2018, Atto Secondo: Attore/Performer
Biennale Danza 2018, Respirare, strategia e sovversione
Catalogo Biennale Arte 2017, Viva Arte Viva
Guida Biennale Arte 2017, Viva Arte Viva
Biennale Cinema 2017
Biennale Musica 2017, Est!
Biennale Teatro 2017, Atto Primo: Regista
Biennale Danza 2017, First Chapter
Sogno di sapere tutto. Intervista a Massimiliano Gioni sulla 55. Esposizione Internazionale d’Arte, di Cristina Baldacci, 2013
Amarcord, Frammenti di memoria dall’Archivio storico della Biennale, catalogo di mostra a cura di Massimiliano Gioni, 2013
Archivi e Mostre, Atti del 3. Convegno Internazionale Archivi e Mostre, organizzato dalla Biennale di Venezia – ASAC, novembre 2014
Archivi e Mostre, Atti del 2. Convegno Internazionale Archivi e Mostre, organizzato dalla Biennale di Venezia – ASAC, novembre 2013
Archivi e Mostre, Atti del 1. Convegno Internazionale Archivi e Mostre, organizzato dalla Biennale di Venezia – ASAC, ottobre 2012

Per ulteriori informazioni
infoartivisive@labiennale.org
http://www.labiennale.org

7-12 giugno 2022, Milano Design Week: FABBRICA ISIA FAENZA, Fabbrica del Vapore, Milano

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Dal 7 al 12 giugno 2022, in occasione della Milano Design Week, ISIA Faenza presenta il progetto espositivo FABBRICA ISIA FAENZA, ospitato negli spazi della Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano. La mostra pone al centro una serie di esperienze sviluppate da studentesse e studenti dei Bienni di Design del Prodotto e di Design della Comunicazione e del terzo anno del Triennio di Design di Prodotto: tra queste spicca un paesaggio di totem in ceramica realizzati durante un workshop con l’artista Diego Cibelli e dieci tra i più recenti e innovativi progetti concepiti nell’ambito dei numerosi laboratori di comunicazione e di modellistica dell’istituto faentino.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano e del Comune di Faenza.

I quattordici totem nascono dal workshop Materia Relazionale / Materia Laboratoriale condotto dall’artista Diego Cibelli tra gennaio e febbraio 2022 con studentesse e studenti del terzo anno del Triennio in Design di Prodotto e dei Bienni di Design del Prodotto e Design della Comunicazione (Andrea Bugallo, Federica Cinquepalmi, Mariachiara Gaspari, Laura Gaudenzi, Federico Giustozzi, Eugenio Lo Turco, Andrea Moretti, Luna Moriero, Marta Potenza, Giovanni Rafuzzi) e il coordinamento del docente Mirco Denicolò.
Nato nel 1980 da un progetto culturale di Bruno Munari e Giulio Carlo Argan, con una forte vocazione verso la ceramica, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Faenza ha improntato la didattica progettuale verso una sperimentazione tecnologica avanzata anche in questo settore, a supporto del comparto produttivo che caratterizza la città romagnola fin dal Rinascimento.
Ispirandosi a una sua produzione totemica precedente, Cibelli ha manipolato il materiale ceramico insieme agli studenti, sottolineandone la natura “connettiva”, sensibile al dialogo e alla condivisione, valori imprescindibili all’interno di un team di lavoro. Oggi più che mai, come sostiene l’artista, il design italiano può ripartire dalla dimensione laboratoriale, elaborando un modello di produzione basato sullo scambio ma allo stesso tempo capace di mantenere un forte legame con la sua storia. Nel corso del workshop, grazie a una ricerca d’archivio e al recupero di calchi e immagini provenienti dall’ISIA, dalla Real Fabbrica di Capodimonte e dal suo laboratorio, Cibelli ha guidato la realizzazione di una collezione di totem ceramici dove ogni elemento è frutto di un lavoro di coordinamento, all’insegna della condivisione e della sperimentazione.
Per ottenere i materiali adeguati alle necessità espressive del progetto, gli studenti dell’ISIA di Faenza sono stati impegnati in una ricerca tecnologica preventiva al workshop, durata diverse settimane. Sono stati sviluppati impasti da grès adatti a due tipi di foggiatura: a colaggio (impasto a sopensione acquosa) e allo stato plastico (per le integrazioni decorative). I materiali sono stati colorati in base al registro stilistico individuato, con l’obiettivo di ottenere tonalità polverose, utilizzando pigmenti ceramici industriali sapientemente dosati e miscelati.
In occasione della mostra sarà presentato il volume dedicato al progetto, a cura di Giovanna Cassese e Maria Concetta Cossa, con il progetto grafico degli studenti del biennio specialistico in Design della Comunicazione con il coordinamento di Matteo Pini (Gangemi editore, bilingue italiano/inglese).

La mostra FABBRICA ISIA FAENZA include, inoltre, i seguenti progetti:

CompostiAMO
Design del Prodotto, prof. Maurizio Fiori; Modellistica, prof. Bruno Testa; Grafica del prodotto, prof. Matteo Pini
3° anno del Triennio di Design del Prodotto
Federica Bendoni, Maya Casadei, Benedetta Collini, Valerio Cori Carlitto, Mattia Crociani, Giuditta Cucchi, Sofia Danieli, Jessica Fabbietti, Erica Farina, Benedetta Innocenti, Matia Kulundzic, Erica Loverre, Sara Marconi, Daniele Mirto, Elena Mura, Caterina Perrone, Marta Potenza, Giorgio Serafini, Dario Simonazzi, Pasquale Stanzione, Gioia Valbonetti, Volta Andrea, Matilde Gómez del Rio.
CompostiAMO è un progetto dedicato allo sviluppo di compostiere di comunità che ha coinvolto i cittadini e gli utenti del servizio di gestione dei rifiuti dell’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, nell’ambito del PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima. Il compostaggio di comunità, o di prossimità, viene definito come una modalità di gestione dei rifiuti organici e verdi intermedia tra il compostaggio industriale (raccolto) e quello domestico (presso l’utenza), per il trattamento della frazione biodegradabile. Identificare percorsi innovativi perché la cittadinanza gestisca in loco una porzione di questi rifiuti, produce benefici in termini di economia circolare. Gli studenti hanno elaborato, con la consulenza di tecnici specializzati Hera, cinque concept per la produzione di compostiere e ne hanno sviluppato oltre che il modello in scala anche il sistema grafico per comunicare alla cittadinanza il percorso progettuale.

Faenza Mia / Cumulo
Design della Comunicazione II, prof. Alessandro Gori
2° anno del Biennio di Design della Comunicazione
Guillermo Avendaño García, Mattia Castelli, Fabbiana Cimini, Giovanna Colabelli Gisoldi, Silvia Fermanelli, Michele Gordini, Marco Melgazzi, Valerio Moretti, Daria Paladino, Daniele Patarino, Antonio Plasmati, Giovanni Rafuzzi.
Faenza Mia è un racconto su Faenza e la sua tradizione ceramica, declinato in un’esposizione dal titolo Pietre Miliari e un progetto di comunicazione realizzati in occasione di Buongiorno Ceramica 2022 in collaborazione con Ente Ceramica Faenza. Il concept trae ispirazione dall’immagine poetica di un cumulo di argilla, un profilo appenninico, una roccia con incastonate le sue cristalline gemme. Formalmente il progetto espositivo si presenta come una struttura stratificata, un plastico a curve di livello che accoglie sui suoi terrazzamenti le pietre miliari di Faenza Mia. Da un’altro punto di vista, la natura ossimorica di Pietre Miliari  – la fascinazione e la rappresentazione di una forma naturale riprodotta attraverso una forma e un materiale fortemente artificiale – riflette e si interroga su diverse dialettiche binarie: artificiale/naturale, macchinico/animico, perfetto/imperfetto, artigianale/industriale.

Fuori Porta/Porta fuori – FRM Sport Utility Bike

Design del prodotto, prof. Francesco Benedetti; Modellistica, prof. Mirco Denicolò
2° anno del Biennio del Prodotto
Gianluca Colella, Camilla Di Stefano, Riccardo Donati, Eleonora Ensini, Cristina Garbugli, Mariachiara Gaspari, Laura Gaudenzi, Federico Giustozzi, Eugenio Lo Turco, Giovanni Locatelli, Alessandro Montevecchi, Luna Moriero, Claudia Moroni.
Il corso di Design del prodotto del secondo anno del biennio ISIA insieme all’azienda FRM Bike Technology S.r.l. interpreta la mobilità urbana ed extraurbana con quattro diverse visioni aderenti ai codici identificativi del brand. Funzionalità, dinamismo e vocazione per l’ambiente sono le direttrici attraverso le quali sono stati elaborati i concept.

Discovery Weekly (premium selection)
Workshop di comunicazione tenuto da EEE Studio
1° e 2° anno del Biennio di Design della Comunicazione
Silvia Brizio, Veronica Bucci, Mattia Castelli, Arianna Ciuni, Alessandra Coppola, Chiara D’Orazio, Silvia Fermanelli, Elisa Iannicella, Valerio Moretti, Antonio Plasmati, Chiara Ricciardi, Clara Rizzolino, Roberto Serra, Valentina Vecchio, Lorenzo Volpe.
Il workshop ha incoraggiato le studentesse e gli studenti ad espandere le loro abilità concettuali e a sviluppare un pensiero critico al fine di esplorare i diversi linguaggi della comunicazione visiva.
In un luogo pieno di contenuti, di materiali, di spunti, di storie e di storia, quale è la sede dell’ISIA di Faenza, gli studenti sono stati invitati ad individuare “archivi” e a realizzare un artefatto visivo capace di raccontarli.

Domina Nostra
Tecniche di scrittura per i media, prof. Matteo Pini
1° anno del Biennio di Comunicazione
Arianna Ciuni, Chiara D’Orazio, Euroa Casadei, Valentina Golfari, Clara Rizzolino, Nicole Tedeschi, Valentina Vecchio, Benedetta Zannarini.
Un libro d’artista materico ed emozionale per celebrare un materiale primordiale ma contemporaneo, a cui il territorio faentino deve molto. Sperimentando con la grafica attorno alla ricerca progettuale del corso Design dei prodotti ceramici, Sedimenti, si rende coinvolgente una tematica tecnologico-scientifica.

Gioielli. Ornamenti per il corpo
Creazione prototipi sperimentali, prof.ssa Stefania Bertoni; Modellistica, prof. Mirco Denicolò e prof.ssa Gianna Fabbri.
2° anno del Biennio di Design del Prodotto.
Gianluca Colella, Camilla Di Stefano, Riccardo Donati, Eleonora Ensini, Cristina Garbugli, Mariachiara Gaspari, Laura Gaudenzi, Federico Giustozzi, Eugenio Lo Turco, Giovanni Locatelli, Alessandro Montevecchi, Luna Moriero, Claudia Moroni.
Tecniche di scrittura per i media, prof. Matteo Pini
2° anno del Biennio di Design della Comunicazione
Guillermo Avendaño García, Michele Gordini, Chiara Iezzoni, Valerio Moretti, Daria Paladino, Daniele Patarino.
Intendendo il gioiello come un accessorio per il corpo e dovendo progettare oggetti da indossare, ogni studente ha scelto idealmente come riferimento un brand di abbigliamento al quale ispirarsi e per il quale realizzare il prototipo in resina, ceramica, porcellana, tessuto, metallo. In alcuni casi il riferimento al brand è dichiarato e quindi visibile sul gioiello, in altri casi è stato solo fonte di ispirazione per la creazione del modello. Esposizione, shooting e visual sono stati curati insieme al corso di comunicazione.

Sedimenti. Identità dei luoghi 
Design dei prodotti ceramici, prof.ssa Sabrina Sguanci; Modellistica, prof. Mirco Denicolò
2° anno del Biennio di Design del Prodotto
Gianluca Colella, Camilla Di Stefano, Riccardo Donati, Eleonora Ensini, Cristina Garbugli, Mariachiara Gaspari, Laura Gaudenzi, Federico Giustozzi, Eugenio Lo Turco, Giovanni Locatelli, Alessandro Montevecchi, Luna Moriero, Claudia Moroni.
Ricercare l’espressività di luoghi universali, fisici e astratti, rintracciabili nei vissuti di generazioni. Scogliera, Grotta, Falò, Metamorfosi, sono le aree simboliche e narrative che gli studenti hanno esplorato ed esteso in palestre di riflessione progettuale per nuovi e ritrovati equilibri. Studi e linguaggi materico-cromatici, colaggi sperimentali in vecchi stampi in gesso dall’archivio ISIA sono stati reinterpretati in processi creativi ceramici che insieme all’applicazione di nanomateriali antibatterici hanno spinto gli studenti a intercettare luoghi collettivi, conviviali e domestici come spazi di creazione. In questa dimensione materiali e colori ceramici, oggetti d’uso si sono naturalmente fusi e definiti a protezione dei diversi benesseri psicofisici.

Type Design
Progettazione dei Caratteri, Prof. Antonio D’Elisiis
1° anno del Biennio di Design della Comunicazione
Silvia Brizio, Veronica Bucci, Euroa Casadei, Chiara D’Orazio, Riccardo Giannella, Costanza Giorgetti, Valentina Golfari, Elisa Iannicella, Elisa Pagliara, Chiara Ricciardi, Clara Rizzolino, Nicole Tedeschi, Valentina Vecchio, Lorenzo Volpe, Benedetta Zannarini.
Il corso si è posto come obiettivo quello di costruire delle solide basi per l’approccio consapevole al type design, dando agli studenti gli strumenti tecnici e progettuali per approcciare in maniera consapevole il disegno di una font o famiglia tipografica. Il percorso ha dato la possibilità di sperimentare diversi modi e approcci progettuali, passando dallo sketch a mano libera, alla calligrafia realizzata con diversi tools costruiti ad-hoc, così come molti sono stati gli approcci alla pratica del “revival” o alla reinterpretazione in chiave contemporanea di modelli storici che hanno segnato le epoche della tipografia.


Ucronia

Progettazione, prof. Giorgio Gurioli; Tecniche di scrittura per i media, prof. Matteo Pini
1° anno del Biennio di Design del Prodotto e del 1° anno del Biennio di Design della Comunicazione.
Silvia Brizio, Giorgio Calvi, Federica Cinquepalmi, Riccardo Giannella, Costanza Giorgetti, Elisa Iannicella, Elisa Pagliara, Andrea Moretti, Chiara Ricciardi, Roberto Serra, Teodor Simonov, Gabriele Antonino Soresi, Elena Valbonesi, Lorenzo Volpe.
Ucronia: luogo mentale sede della percezione randomica e dell’empatia visiva..
Funzionoide: generatore analogico di visual randomici indotti.
Questi strumenti, progettati e realizzati nei laboratori ucronici, consentono all’uomo di aggiungere alle composizioni grafiche il valore casuale che tipicamente si riscontra in natura.

We Disappear. Dal contesto al contenuto (e viceversa) attraverso la pratica tipografica
Workshop di comunicazione tenuto da Francesco Delrosso
1° e 2° anno del Biennio di Design della Comunicazione
Guillermo Avendaño García, Veronica Bucci, Arianna Ciuni, Riccardo Giannella, Costanza Giorgetti, Marco Melgazzi, Elisa Pagliara, Daria Paladino, Clara Rizzolino, Nicole Tedeschi, Valentina Vecchio, Lorenzo Volpe, Benedetta Zannarini.
Molte cose stanno pian piano scomparendo. Oggetti fisici, ma non solo: minoranze culturali, lingue minori, artigianato, concetti intangibili come privacy e anonimato a breve saranno solo voci all’interno dell’enciclopedia virtuale Wikipedia. Questo passaggio dal mondo reale a quello intangibile della memoria è uno dei momenti più interessanti, in quanto restituisce l’ultimo sprazzo di linfa vitale all’oggetto prima della sua effettiva dipartita. Partendo da questo macrotema, le studentesse e gli studenti sono stati chiamati ad interrogarsi e a raccontare la storia di cose sull’orlo della scomparsa, prima che vengano dimenticate e perse per sempre, in modo da documentarle e preservarne il ricordo per le generazioni future.

Il display espositivo di FABBRICA ISIA FAENZA è stato concepito e curato dall’Arch Maria Concetta Cossa, direttore di ISIA FAENZA.

Inaugurazione: 7 giugno, ore 12

Orari: 7-11 giugno, ore 10-19.00 12 giugno, ore 10-14

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora